Negli ultimi anni, il digiuno intermittente è diventato un argomento di tendenza. Ma come spesso accade, quando qualcosa diventa popolare, si rischia di farne un culto o, al contrario, di liquidarlo come una moda passeggera.
Io preferisco un’altra strada: capire cosa succede davvero nel tuo corpo quando smetti di mangiare per un po’, e come usare questa strategia in modo sensato, pratico e personalizzato.
In questo articolo ti accompagno a scoprire cos’è il digiuno intermittente, come funziona, per chi è utile, e cosa dicono davvero la scienza e l’esperienza clinica.
Che cos’è il digiuno intermittente
Il digiuno intermittente (intermittent fasting, IF) non è una dieta.
È un modello di distribuzione dei pasti nel tempo. Invece di mangiare durante tutta la giornata, come siamo abituati a fare, si restringe la finestra temporale in cui si assumono i pasti, lasciando un intervallo più lungo di digiuno.
La forma più comune è il 16:8, ovvero 16 ore senza mangiare e 8 ore in cui si consumano due pasti.
Ma ci sono anche varianti come l’OMAD, il 14:10, il 5:2, o il digiuno a giorni alterni.
La cosa interessante è che non si tratta di un’invenzione moderna: il nostro corpo è fatto per funzionare anche – e spesso meglio – in assenza di cibo per diverse ore.
Se ci pensi su, è normale: per centinaia di migliaia di anni non ci siamo certo seduti a tavola per 3 volte al giorno a mangiare!
Cosa succede al corpo durante il digiuno
Quando smetti di introdurre calorie per un certo numero di ore, il corpo entra gradualmente in una fase in cui:
- i livelli di insulina si abbassano, facilitando il rilascio dei grassi immagazzinati;
- il fegato inizia ad aumentare la produzione di chetoni, che sono una fonte di energia alternativa al glucosio
- aumentano l’autofagia e la pulizia cellulare, favorendo la rigenerazione dei tessuti;
- migliora la sensibilità insulinica e diminuisce l’infiammazione cronica di basso grado.
In pratica, durante un periodo di digiuno intermittente il corpo attiva una serie di meccanismi profondi che contribuiscono al benessere metabolico e alla longevità.
Perché il digiuno intermittente funziona (quando fatto bene)
Oltre ai benefici sulla salute, il digiuno intermittente è anche un prezioso alleato durante le diete.
Può infatti contribuire a interrompere il circolo vizioso della fame nervosa, degli spuntini continui e dei picchi glicemici. Meno insulina significa meno accumulo di grasso, ma anche meno fame.
Non è solo questione di “mangiare meno calorie”: è questione di ripristinare i segnali di fame e sazietà, e dare al corpo tempo per rigenerarsi.
In clinica, vedo spesso pazienti che iniziano a digiunare anche solo per 12-14 ore e, dopo pochi giorni, riferiscono maggiore lucidità, meno gonfiore, più energia. A parità di alimentazione, semplicemente dare una pausa al corpo cambia tutto.
I benefici del digiuno intermittente
🔬 Benefici metabolici
- Riduzione della glicemia e dell’insulina
- Miglioramento della sensibilità insulinica
- Diminuzione dei trigliceridi e miglioramento del profilo lipidico
🧠 Benefici cognitivi
- Aumento della concentrazione e chiarezza mentale
- Riduzione del “brain fog” post-pranzo
⚖️ Benefici sul peso corporeo
- Perdita di grasso viscerale (quello più pericoloso)
- Maggiore facilità nel mantenere il peso nel lungo termine
🧬 Benefici anti-aging
- Attivazione di processi di autofagia (pulizia cellulare)
- Riduzione dell’infiammazione sistemica cronicaErik-Vision
Quando il digiuno intermittente è particolarmente utile
Il digiuno intermittente può essere particolarmente utile in caso di:
- insulino-resistenza e prediabete
- fegato grasso (steatosi epatica non alcolica)
- sindrome metabolica
- difficoltà nel dimagrire nonostante la dieta
- affaticamento cronico e infiammazione di basso grado
A chi non è adatto (o va adattato con cautela)
Il digiuno non è per tutti, o almeno non in ogni fase della vita. Va valutato con attenzione se:
- sei sottopeso o hai disturbi del comportamento alimentare
- sei in gravidanza o allattamento
- hai ipotiroidismo mal gestito
- fai terapie farmacologiche per il diabete (rischio di ipoglicemia)
Come sempre, serve buon senso e, meglio ancora, il supporto di un professionista.
🔥 Strategia 16:8 – Digiuno Intermittente
Ecco un esempio pratico di un digiuno intermittente classico. Salvo controindicazioni cliniche specifiche, può essere fatto tutti i giorni per periodi di tempo anche lunghi.
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🕒 Finestra alimentare: dalle 12:30 alle 20:30
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🛑 Finestra di digiuno: dalle 20:30 alle 12:30 del giorno dopo
Due pasti. Nessuno spuntino. Nessuna concessione.
Se per ragioni logistiche (non riesci a pranzare alle 12.30) il digiuno si prolunga, nessun problema. Possiamo infatti conisderare 16 ore come il minimo efficace, ma se sono 17 o anche 18 è anche meglio (però può essere un po’ più difficile).
Sconsiglio invece di mangiare dopo le 20.30 la sera, perchè poi ne può risentire il ciclo del sonno.
🍽️ Come devono essere i pasti?
Ecco 6 regole fondamentali:
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Inizia sempre con le verdure.
Attivano la digestione, rallentano l’assorbimento dei cibi smorzando i “picchi” nel sangue e aiutano la sazietà precoce. -
Non farti mancare una bella dose di proteine.
Ogni piatto deve partire da lì. Le proteine sono il segnale più potente per mantenere la massa muscolare e controllare la fame. Nei periodi di digiuno se ne possono consumare anche fino a 1,5 grammi per kg di peso corporeo -
Aggiungi grassi buoni in quantità generosa.
Avocado, olio extravergine, olive, frutta secca (senza esagerare): servono per la salute del cuore, del cervello e per mantenere la sazietà nel tempo -
Zuccheri e carboidrati raffinati: zero.
Non esistono eccezioni. Sono cibi che ingrassano e infiammano, meno ne mangi e meglio è -
Punta su qualità e varietà.
Nel singolo pasto, meglio pochi ingredienti, buoni, stagionali e ben combinati. Nel corso della settimana, invece, cambia spesso alimenti per assumere varietà di minerali e vitamine - Bevi tanta acqua.
Nel digiuno il rischio disidratazione è alto. Acqua, tisane, tè, caffè, brodo di ossa sono tutte scelte ideali.
Digiuno intermittente e dieta chetogenica: un’accoppiata vincente
Se vuoi risultati ancora migliori, può valere la pena combinare dieta chetogenica e digiuno intermittente.
In questo caso, oltre a zuccheri e carboidrati raffinati dovrei eliminare praticamente tutti i carboidrati in generale.
Con questa strategia, il corpo entra, nel giro di 48-72 ore, in chetosi fisiologica. Si tratta di uno stato metabolico che favorisce la perdita di peso, la regolazione dell’appetito e il miglioramento di tutte le patologie connesse all’insulino resistenza.
Consiglio però di utilizzare questa strategia sempre sotto la guida di un professionista che la conosca e ti aiuti ad ottenere il massimo senza rischi o problemi.
Le obiezioni più comuni (e cosa rispondere)
- “Ma il metabolismo rallenta?”
No, anzi. Nelle prime 48 ore di digiuno il metabolismo aumenta grazie alla noradrenalina. Il rallentamento arriva solo con digiuni prolungati e cronici. - “Non ho energia senza colazione”
E’ solo abitudine. Tutti noi abbiamo addosso ampie riserve di energia, quindi se facciamo fatica a saltare un pasto è perchè facciamo fatica ad accedere all’energia! Dopo pochi giorni di adattamento, il corpo diventa più efficiente. - “È troppo difficile per me”
La difficoltà è spesso mentale. Per aiutarti, puoi fare uno step intermedio con una dieta low carb, e poi passare a digiuno e chetosi.
Conclusione: il digiuno intermittente non è una rinuncia. È una pausa intelligente.
Fare digiuno intermittente significa dare al tuo corpo l’occasione di resettarsi un po’, di fare pulizia, di imparare a risparmiare risorse e ripartire meglio.
Come ogni strumento potente, va però usato con criterio.
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Per i colleghi medici e i pazienti interessati, ecco alcuni importanti articoli scientifici di riferimento sul digiuno intermittente:

