Luglio 17

Tipi di diabete: Quali Sono, Come si Distinguono

I tipi di diabete non sono soltanto “tipo 1” e “tipo 2”. La classificazione clinica distingue quattro grandi categorie: diabete di tipo 1, diabete di tipo 2, diabete gestazionale e altri tipi specifici, tra cui le forme monogeniche come il MODY, il diabete dovuto a malattie del pancreas e quello provocato da alcuni farmaci. Il LADA è invece una forma autoimmune dell’adulto compresa nello spettro del diabete di tipo 1.

Questa distinzione non è accademica. Due persone possono avere la stessa glicemia, ma aver bisogno di esami, terapie e controlli molto diversi. Nella pratica, il problema nasce soprattutto quando una glicemia alta viene interpretata automaticamente come diabete di tipo 2 soltanto perché la persona è adulta. Nella maggior parte dei casi l’ipotesi è corretta, ma non sempre.

Quando il tipo di diabete viene classificato male, anche il percorso terapeutico può partire nella direzione sbagliata: farmaci poco efficaci, glicata che continua a salire, necessità di insulina inattesa e la sensazione frustrante di “fare tutto bene e peggiorare”.

In breve: quanti tipi di diabete esistono?

  • Diabete di tipo 1: malattia autoimmune con carenza di insulina.
  • Diabete di tipo 2: insulino-resistenza associata a una progressiva riduzione della capacità del pancreas di produrre insulina.
  • Diabete gestazionale: compare durante la gravidanza in persone che non avevano già un diabete noto.
  • Altri tipi specifici: comprendono diabete monogenico, MODY, diabete neonatale, diabete pancreatogeno o tipo 3c e forme indotte da farmaci o da altre malattie.

LADA non è una quinta categoria ufficiale: è una forma autoimmune a esordio adulto e progressione più lenta, oggi collocata nello spettro del diabete di tipo 1.

Tabella dei tipi di diabete: cause, indizi ed esami a confronto

Tipo Meccanismo principale Indizi tipici Esami utili per distinguerlo Terapia Remissione?
Tipo 1 Distruzione autoimmune delle cellule beta e carenza marcata di insulina Esordio spesso rapido, sete, molta urina, dimagrimento, chetoni; può comparire a qualsiasi età Autoanticorpi pancreatici e peptide C, interpretati nel contesto clinico Insulina indispensabile No
Tipo 2 Insulino-resistenza più progressiva disfunzione delle cellule beta Esordio graduale, familiarità, grasso viscerale, ipertensione o trigliceridi elevati; può esserci anche nel normopeso Quadro clinico, peptide C; autoanticorpi se la presentazione è atipica Stile di vita, riduzione del peso quando indicata e farmaci personalizzati Possibile, ma remissione non significa guarigione definitiva
LADA Autoimmunità come nel tipo 1, con perdita di funzione pancreatica più lenta Adulto, spesso ma non sempre normopeso; risposta ai farmaci inferiore al previsto; altre malattie autoimmuni Autoanticorpi, soprattutto anti-GAD, e peptide C Dipende dalla riserva pancreatica; l’insulina può diventare necessaria e talvolta è indicata precocemente No
Gestazionale Aumento dell’insulino-resistenza legato alla gravidanza Compare durante la gravidanza, spesso senza sintomi Test previsti in gravidanza, spesso curva OGTT tra 24ª e 28ª settimana Alimentazione, movimento, monitoraggio; insulina o altri interventi quando necessari Di solito si risolve dopo il parto, ma il rischio metabolico futuro resta
MODY e altre forme monogeniche Variante di un singolo gene che altera la secrezione o l’azione dell’insulina Esordio giovane, forte familiarità in più generazioni, autoanticorpi negativi, peptide C conservato Test genetico dopo valutazione specialistica Dipende dal gene: osservazione, farmaci orali o insulina Non in senso classico; alcune forme sono lievi e stabili
Tipo 3c o pancreatogeno Danno del pancreas dovuto a pancreatite, chirurgia, tumore, fibrosi cistica o altre patologie pancreatiche Storia di malattia pancreatica, talvolta disturbi digestivi o insufficienza pancreatica Anamnesi, esami pancreatici, imaging e valutazione della produzione insulinica Personalizzata; può richiedere insulina e trattamento dell’insufficienza pancreatica Dipende dalla causa, spesso no
Indotto da farmaci o altre malattie Alterazione della glicemia causata, per esempio, da glucocorticoidi, alcune terapie o malattie endocrine Relazione temporale con farmaco o patologia di base Anamnesi farmacologica e valutazione della causa Controllo della glicemia e, quando possibile, gestione della causa Talvolta, se la causa è reversibile

Tabella © Dr. Erik Gozzo. È consentito condividerla citando l’autore e la pagina originale https://erikgozzomd.com/tipi-di-diabete/

Diabete di tipo 1: quando l’insulina diventa indispensabile

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune. Il sistema immunitario riconosce erroneamente come estranee le cellule beta del pancreas e le distrugge progressivamente. Quando l’insulina diventa insufficiente, il glucosio non riesce a essere utilizzato correttamente e si accumula nel sangue.

I sintomi classici sono sete intensa, aumento della quantità di urina, dimagrimento involontario, fame, stanchezza e visione offuscata. Quando la carenza di insulina è importante possono comparire chetoni e chetoacidosi diabetica, un’emergenza medica.

Il tipo 1 è frequente in bambini, adolescenti e giovani adulti, ma può esordire a qualsiasi età. Nell’adulto la comparsa può essere meno rumorosa e la diagnosi può essere inizialmente confusa con un tipo 2. Per questo l’età, da sola, non basta a classificare il diabete.

Diabete di tipo 2: il più comune e quello che può andare in remissione

Il diabete di tipo 2 rappresenta circa il 90% dei casi. Il problema iniziale è spesso l’insulino-resistenza: i tessuti rispondono meno all’insulina e il pancreas prova a compensare producendone di più. Con il tempo, in persone predisposte, le cellule beta non riescono più a mantenere questa compensazione e la glicemia sale.

Il tipo 2 si sviluppa di solito lentamente. Prima della diagnosi possono trascorrere anni di insulino-resistenza e prediabete senza sintomi evidenti. Familiarità, sedentarietà, sonno insufficiente, grasso viscerale, steatosi epatica, ipertensione e alterazioni dei trigliceridi aumentano il rischio, ma nessun singolo elemento è obbligatorio: anche una persona normopeso può sviluppare diabete di tipo 2.

La buona notizia è che il decorso può essere modificato profondamente con farmaci e cambiamenti nello stile di vita, fino a mandarlo anche in remissione.

Remissione, però, non significa guarigione definitiva: la predisposizione rimane e la glicemia può tornare a salire se vengono meno le condizioni che hanno permesso il miglioramento.

Approfondimenti consigliati: come si cura il diabete e come prevenire il diabete, cause del diabete e conseguenze e complicanze.

Diabete LADA: il diabete autoimmune dell’adulto scambiato per tipo 2

LADA significa Latent Autoimmune Diabetes in Adults. È una forma autoimmune dell’adulto in cui la perdita delle cellule beta è più lenta rispetto all’esordio classico del tipo 1. Proprio questa lentezza può farlo sembrare, almeno all’inizio, un diabete di tipo 2.

Negli studi, una quota non trascurabile degli adulti inizialmente classificati come tipo 2 presenta autoanticorpi compatibili con diabete autoimmune. La frequenza varia in base alla popolazione e ai criteri usati, ma può collocarsi approssimativamente tra il 5% e il 13% dei casi apparentemente di tipo 2.

Il caso tipico è quello di trovarsi a visitare pazienti adulti con diagnosi recente di diabete di tipo 2.  corporatura asciutta, assenza di chiari segni di sindrome metabolica e glicata che continua a peggiorare nonostante farmaci e buon stile di vita. In una situazione di questo tipo mi chiede sempre se l’etichetta di tipo 2 spiega davvero tutto il quadro e faccio esami di approfondimento. I più utili sono gli autoanticorpi pancreatici, in particolare gli anti-GAD, e il peptide C

Quando sospettare un LADA

  • dimagrimento involontario o sintomi relativamente rapidi;

  • assenza di marcata insulino-resistenza, pur sapendo che il peso normale non esclude il tipo 2;

  • presenza personale o familiare di altre malattie autoimmuni;

  • risposta ai farmaci inferiore o più breve del previsto;

  • necessità di insulina molto precoce;

  • chetoni o episodi di chetosi non spiegati.

Approfondimenti consigliati: LADA – Sintomi, Esami, Cura

Diabete gestazionale: la gravidanza come stress test metabolico

Il diabete gestazionale è un’alterazione della glicemia diagnosticata durante la gravidanza in una persona che non aveva già un diabete noto. Gli ormoni placentari aumentano fisiologicamente l’insulino-resistenza; se il pancreas non riesce a compensare, la glicemia supera le soglie previste per la gravidanza.

Spesso non causa sintomi. Per questo lo screening, quando indicato, viene eseguito con test specifici e frequentemente con una curva da carico tra la 24ª e la 28ª settimana. Le soglie diagnostiche in gravidanza non sono le stesse usate fuori dalla gravidanza.

Nella maggior parte dei casi il controllo si ottiene con alimentazione, attività fisica compatibile con la gravidanza e monitoraggio. Quando non basta, si aggiunge la terapia farmacologica più adatta.

Dopo il parto la glicemia spesso torna normale, ma è molto importante monitorarla nel tempo.  Una precedente diagnosi di diabete gestazionale si associa infatti  a un rischio futuro maggiore di prediabete e diabete di tipo 2.

Diabete MODY e diabete monogenico: quando la causa è in un singolo gene

Il diabete monogenico è causato da una variante in un singolo gene. Le due forme principali sono il MODY, che compare più spesso nell’adolescenza o nella prima età adulta, e il diabete neonatale, che si manifesta nei primi mesi di vita.

Il MODY va sospettato soprattutto quando il diabete compare in età giovane, gli autoanticorpi sono negativi, la produzione di insulina è ancora conservata e la stessa condizione compare in più generazioni della famiglia. Questi indizi aumentano il sospetto, ma non sostituiscono la diagnosi genetica.

Riconoscere il gene coinvolto può cambiare radicalmente la terapia. Alcune forme causano una glicemia lievemente elevata e stabile e possono non richiedere farmaci; altre rispondono molto bene a specifici farmaci orali; altre ancora richiedono insulina.

Il diabete diagnosticato nei primi 6 mesi di vita è quasi sempre monogenico e richiede una valutazione specialistica specifica.

Diabete tipo 3c: il diabete causato da una malattia del pancreas

Il diabete tipo 3c, o diabete pancreatogeno è una forma di diabete secondaria a un danno acquisito del pancreas. Può comparire dopo pancreatite cronica o ricorrente, chirurgia pancreatica, tumore del pancreas, fibrosi cistica o altre patologie pancreatiche.

Viene talvolta classificato come tipo 2 perché compare nell’adulto, ma in realtà è bene distinguerli. Infatti, nel diabete tipo 3c è comune che ci siano – oltre alla diminuita produzione di insulina – anche altri deficit della funzione pancretica, proprio perché è conseguenza di un danno all’organo.

Dolore o malattia pancreatica pregressa, interventi chirurgici, perdita di peso e sintomi di malassorbimento devono far considerare questa possibilità.

La terapia può richiedere insulina, gestione nutrizionale e, in alcuni casi,  enzimi pancreatici sintetici. Per questo non è corretto trattarlo automaticamente come un comune tipo 2.

Diabete secondario a farmaci o ad altre malattie

Alcune terapie possono far aumentare la glicemia. L’esempio più comune è l’uso di glucocorticoidi, spesso chiamati “cortisone”, ma anche altri farmaci possono alterare la secrezione di insulina o aumentare l’insulino-resistenza. In altri casi il diabete è associato a malattie endocrine, genetiche o pancreatiche.

La relazione temporale è importante: quando la glicemia peggiora dopo l’inizio o l’aumento di una terapia, occorre segnalarlo al medico. Non bisogna sospendere autonomamente un farmaco necessario; si valuta invece se modificarlo, quando possibile, e come controllare la glicemia nel frattempo.

Esistono il diabete di tipo 3 e il diabete di tipo 4?

Non esistono, nella classificazione clinica ufficiale, categorie generali chiamate diabete di tipo 3 e diabete di tipo 4.

L’espressione “tipo 3” viene usata con significati diversi. In medicina clinica, il termine più preciso è tipo 3c per il diabete dovuto a malattie del pancreas. In articoli divulgativi si trova talvolta “diabete tipo 3” riferito alla malattia di Alzheimer, per descrivere alcune alterazioni dell’insulina nel cervello: è un’ipotesi di ricerca e non una diagnosi ufficiale di diabete.

Anche “diabete tipo 4” è un’espressione sperimentale comparsa in alcuni filoni di ricerca, ma non è una categoria diagnostica riconosciuta da usare nella pratica clinica.

Il diabete insipido non è un tipo di diabete mellito

Il diabete insipido condivide con il diabete mellito due sintomi: sete intensa e produzione di molta urina. Per il resto è una malattia diversa. Non riguarda la glicemia né l’insulina, ma la regolazione dell’acqua attraverso la vasopressina e la risposta del rene a questo ormone.

Nel diabete insipido glicemia ed emoglobina glicata non sono elevate a causa della malattia. Il nome comune deriva dalla storia della medicina, non da un meccanismo condiviso.

Qual è la differenza tra diabete di tipo 1 e tipo 2?

La differenza principale è il meccanismo. Nel tipo 1 una reazione autoimmune distrugge le cellule che producono insulina; nel tipo 2 il corpo diventa resistente all’insulina e, nel tempo, il pancreas non riesce più a compensare adeguatamente.

Caratteristica Tipo 1 Tipo 2
Meccanismo Autoimmune Insulino-resistenza e disfunzione delle cellule beta
Età Qualsiasi età, più frequente nei giovani Più frequente nell’adulto, ma possibile anche nei giovani
Esordio Spesso rapido, ma nell’adulto può essere più graduale Di solito lento e silenzioso
Insulina Indispensabile Può non servire all’inizio; talvolta diventa necessaria
Remissione No Possibile in alcune persone

Un tipo 2 che nel tempo necessita di insulina non “si trasforma” in tipo 1. Resta un tipo 2 solo che il pancreas può esaurire la sua capacità di produrre insulina. Se invece una diagnosi di tipo 2 evolve in modo insolitamente rapido, è ragionevole rivalutare la classificazione e considerare, tra le possibilità, un diabete autoimmune dell’adulto.

Quali esami distinguono i diversi tipi di diabete?

Gli esami che diagnosticano il diabete non stabiliscono automaticamente quale tipo sia. Fuori dalla gravidanza, la diagnosi di diabete può essere fatta con almeno uno dei seguenti criteri:

  • glicemia a digiuno pari o superiore a 126 mg/dL;
  • emoglobina glicata pari o superiore a 6,5%, con metodo standardizzato;
  • glicemia a 2 ore pari o superiore a 200 mg/dL durante OGTT con 75 grammi di glucosio;
  • glicemia plasmatica casuale pari o superiore a 200 mg/dL in presenza di sintomi classici o crisi iperglicemica.

A quel punto, si tratta di capire che tipo di diabeete è.

Gli esami che aiutano a capire il tipo

  • Autoanticorpi pancreatici: anti-GAD, anti-IA2 e anti-ZnT8 aiutano a riconoscere il diabete autoimmune. La scelta del pannello dipende dal quadro clinico.
  • Peptide C: stima quanta insulina endogena produce ancora il pancreas. Deve essere interpretato insieme alla glicemia, alla funzione renale, al momento della malattia e alle terapie in corso.
  • Test genetico: conferma una forma monogenica quando storia clinica e familiare la rendono plausibile.
  • Anamnesi pancreatica: pancreatiti, chirurgia o patologie del pancreas orientano verso il tipo 3c.
  • Anamnesi farmacologica: è essenziale quando l’iperglicemia compare dopo glucocorticoidi o altre terapie associate a diabete.

Per approfondire le soglie: valori del diabete.

Perché conoscere il proprio tipo di diabete cambia la terapia

La classificazione è la bussola del trattamento:

  • Nel tipo 1 l’insulina non è opzionale
  • Nel tipo 2 le priorità possono includere riduzione del grasso viscerale, attività fisica, alimentazione e farmaci scelti anche in base al rischio cardiovascolare e renale.
  • Nel LADA conta la velocità con cui si riduce la funzione pancreatica.
  • Nel MODY il gene può determinare una terapia completamente diversa.
  • Nel tipo 3c bisogna curare anche le conseguenze della malattia pancreatica.

E così via.

Conoscere il tipo corretto evita di fare errori terapeutici e migliora tutte le decisioni cliniche che si prendono.

Hai una diagnosi di diabete, ma il quadro non ti convince?

Una glicemia alta dice che esiste un problema, ma non sempre chiarisce da sola quale sia il meccanismo. Durante una visita medica online posso valutare esami, andamento della glicemia, risposta alle terapie, composizione corporea, familiarità e storia clinica per capire se l’inquadramento metabolico è coerente e quali approfondimenti discutere con il team curante.

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Domande frequenti sui tipi di diabete

Quanti tipi di diabete esistono?

La classificazione clinica distingue quattro grandi categorie: tipo 1, tipo 2, diabete gestazionale e altri tipi specifici. In quest’ultima categoria rientrano forme monogeniche, diabete da malattie del pancreas, diabete indotto da farmaci e altre condizioni rare. Il LADA appartiene allo spettro autoimmune del tipo 1.

Qual è il tipo di diabete più comune?

Il diabete di tipo 2 è il più comune e rappresenta circa il 90% dei casi. È legato all’interazione tra predisposizione genetica, insulino-resistenza, funzione delle cellule beta e fattori ambientali e comportamentali.

Qual è il tipo di diabete più grave?

Non esiste un tipo “più grave” in assoluto. Il tipo 1 può diventare rapidamente pericoloso senza insulina; il tipo 2 può causare danni importanti se resta non diagnosticato o mal controllato per anni. La gravità dipende anche dalla durata dell’iperglicemia, dalle complicanze e dalla qualità del controllo.

Si può sviluppare il diabete di tipo 1 da adulti?

Sì. Il diabete di tipo 1 può esordire a qualsiasi età. Nell’adulto può comparire in modo rapido oppure più lentamente, come nelle forme spesso definite LADA.

Che differenza c’è tra LADA e MODY?

Il LADA è autoimmune e presenta autoanticorpi pancreatici; il MODY è causato da una variante genetica in un singolo gene. Nel MODY gli autoanticorpi sono in genere assenti e spesso esiste una forte familiarità in più generazioni.

Il diabete di tipo 2 può trasformarsi in tipo 1?

No. Un tipo 2 può richiedere insulina con il passare degli anni, ma non diventa tipo 1. Se un apparente tipo 2 perde molto rapidamente la capacità di produrre insulina, può essere opportuno rivalutare la diagnosi e cercare una forma autoimmune non riconosciuta.

Che cos’è il diabete di tipo 3?

“Tipo 3” non è una categoria ufficiale generale. Il termine clinicamente più preciso è tipo 3c, cioè diabete secondario a una malattia del pancreas. L’espressione “tipo 3” riferita all’Alzheimer è divulgativa e sperimentale, non una diagnosi ufficiale di diabete.

Esiste il diabete di tipo 4?

Non esiste una categoria diagnostica ufficiale chiamata diabete di tipo 4. L’espressione compare in alcuni studi sperimentali, ma non viene usata per classificare i pazienti nella pratica clinica.

Il diabete gestazionale sparisce dopo il parto?

Nella maggior parte dei casi la glicemia torna normale dopo il parto, ma è necessario verificare. È raccomandato un controllo tra 4 e 12 settimane dopo il parto e successivamente uno screening periodico, perché il rischio futuro di diabete di tipo 2 è aumentato.

Riferimenti scientifici

  1. American Diabetes Association Professional Practice Committee. 2. Diagnosis and Classification of Diabetes: Standards of Care in Diabetes—2026. Diabetes Care. 2026;49(Suppl 1):S27-S49 — Il documento di riferimento dell’American Diabetes Association per la classificazione dei tipi di diabete e i criteri diagnostici utilizzati in questo articolo.
  2. Buzzetti R, Tuomi T, Mauricio D, et al. Management of Latent Autoimmune Diabetes in Adults: A Consensus Statement From an International Expert Panel. Diabetes. 2020;69(10):2037-2047 — Il consensus internazionale sul LADA: documenta quanto spesso venga scambiato per tipo 2 e perché il corretto inquadramento (anticorpi, peptide C) cambi la strategia terapeutica.
  3. Riddle MC, Cefalu WT, Evans PH, et al. Consensus Report: Definition and Interpretation of Remission in Type 2 Diabetes. Diabetes Care. 2021;44(10):2438-2444 — Il documento che definisce ufficialmente la remissione del diabete di tipo 2: la base scientifica del perché solo questo tipo può regredire.
  4. National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases. Monogenic Diabetes (MODY & Neonatal Diabetes Mellitus) — La scheda istituzionale sulle forme monogeniche: conferma che la maggior parte dei casi di MODY viene inizialmente classificata in modo errato e che la diagnosi genetica guida la terapia.
  5. American Diabetes Association Professional Practice Committee. 15. Management of Diabetes in Pregnancy: Standards of Care in Diabetes—2026. Diabetes Care. 2026;49(Suppl 1):S321-S338 — Le raccomandazioni ufficiali sul diabete in gravidanza, incluso lo screening del gestazionale e i controlli post partum per il rischio di tipo 2 futuro.
  6. Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro. Diabete — La fonte epidemiologica italiana di riferimento: da qui i dati di frequenza dei diversi tipi di diabete citati nell’articolo.
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